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La nascita delle Stimmatine

La fondatrice dell'ordine: Anna Lapini

Si chiamava in origine Marianna Fiorelli.
Nacque a Firenze, nel rione di S. Croce , in via del Ramerino Il 27 maggio 1809 da Giuseppe Fiorelli, uomo semplice e dedito al suo lavoro di barbiere e alla famiglia, e da Rosalinda Pecorai, donna dolce e discreta.
Era questa una famiglia di modeste origini e condizioni, appartenente al ceto dei "senza casa e senza poderi", ma ricca di tanta fede e stima da parte di tutti.
Marianna era la quarta di undici figli, tutti cresciuti all'insegna di valori umani e cristiani inculcati loro oltre che dal buon esempio dei genitori anche dalla nonna, che, non avendo altro da lasciare ai nipoti, non faceva altro che parlare loro di Gesu' e di storie di santi e di miracoli.

una ragazza dal cuore buono

Sin dalla giovane età Anna aprì il suo cuore all'amore di Dio frequentando la chiesa di S. Croce e visitando malati e anziani soli. Il suo cammino non fu semplice e lineare.
Con gli anni divenne bella, simpatica e disponibile con tutti; tanto che questo suo fascino attirò l'attenzione di un giovane, Giovanni Lapini, dirimpettaio della casa Fiorelli, alto, bello di persona, ma piuttosto scapestrato, che, a sua insaputa, la spiava in ogni suo gesto.
Il suo amore per lei divenne così profondo da spingerlo a parlarne con i suoi genitori e poi con quelli di Anna per chiederla in sposa.
I Fiorelli, pur trovandosi in imbarazzo, come potevano rispondere di no ai propri vicini? Anna, pur vedendo crollare tutti i suoi sogni, dopo diversi tentennamenti, fu costretta a sposarsi.

Il 18 febbraio 1833 Marianna Fiorelli divenne la Signora Lapini.

Fu il suo non un gesto forzato ma fatto con amore poiché comprese che anche da sposata avrebbe potuto servire il Signore. Ben presto però Giovanni si ammalò gravemente, peggiorò giorno dopo giorno, finchè nel marzo del 1842 morì e Anna si ritrovò vedova.

la vedovanza

Trascorse la sua vedovanza nel lavoro, nella preghiera e nelle opere di carità.
Per aderire alla vita religiosa, decise di trasferirsi in una casupola fuori la porta di S. Miniato, con poche suppellettili, neppure il necessario; non doveva mai mancare il lume sempre acceso davanti l'immagine della Madonna.
Da lì a poco cominciò ad occuparsi delle bambine dei contadini durante il giorno, cercando di istruirle e fornire loro un'educazione semplice e ispirata ai principi cristiani.

Le giornate si concludevano con il rosario e altre preghiere, le domeniche e i giorni di festa erano dedicati al Signore… Era questo il loro modo di vivere in semplicità e adempiere ogni giorno alla volontà di Dio.

la famiglia cresce

Ben presto la famiglia crebbe: molte furono le giovani che, volendo consacrarsi a Dio ma non potendo per la mancanza di dote, chiedevano di essere accolte da Anna. Fu allora che, in seguito ad un sogno in cui le apparve san Giuseppe Calasanzio, decise di farsi coraggio e presentarsi per l'acquisto di un nuovo edificio più grande e più accogliente: la "Fantina", cosi chiamata dal nome dell'antico proprietario.
Il suo non fu il gesto dell' imprenditore temerario; ma la scelta di chi, cercando nulla per sé, esprime un atto d'amore fidandosi del Signore. In una sera d'agosto del 1846, Anna e le sue compagne si trasferirono alla "Fantina".
Un luogo privilegiato fu ed è tutt'ora il "Portico", un vecchio monastero vicino la Certosa di Firenze, così chiamato da tutti per l'ingresso caratteristico, dove vennero ad abitare nel 1852 quando la famiglia era davvero molto cresciuta. La nuova comunità fu posta, per scelta di Anna, sotto la protezione della Madonna, la cui statua lignea venne collocata su di un altarino, e le vennero affidate le chiavi del convento; simboleggiando ancora oggi l'affidamento della congregazione. In poche parole l'ordine era:

" Andiamo, tocca a noi "

Con il trascorrere degli anni l'opera crebbe, si diffuse in particolar modo tra il popolo fiorentino che, afflitto dal colera, cominciò a chiedere aiuto presso loro.
In quell’ occasione fu da tutti chiamata "Mamma".
Provvide ai bambini che restavano senza madre, dava conforto alle famiglie afflitte dal male.
Gli anni continuarono a trascorrere e Anna cominciava a sentire che le forze andavano scemando e che dolori acuti le attanagliavano il fisico debilitato dai tanti sforzi e dal poco tempo dedicato al riposo.

l'ora di Cristo

I dolori in pochi mesi presero il sopravvento, la costringevano a stare a letto in quanto la resero così debole da non riuscire neppure ad alzarsi.
Ogni tanto si lamentava, le spuntavano le lacrime, e allora chiedeva scusa alle sorelle per lo scandalo che dava… Erano tali le sofferenze da non riuscire ad affrontare la morte con serenità, le sembrava che neppure la preghiera riusciva a darle sollievo. La sera del 15 aprile 1860, verso le venti e trenta, Anna Lapini si spense con lo sguardo rivolto verso un'immagine di S. Francesco. E' questa la storia di:

"Sorella Anna, piccolissima vostra serva"

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